Ho scattato questa fotografia l'anno scorso.

Due bambini giocano nell'acqua di una fontana. Sorridono. Si divertono.

Amo questa foto.

Eppure, mentre la riguardo, non riesco a togliermi una domanda dalla testa:

Se ogni estate è più calda della precedente, se il caldo arriva prima e se ne va più tardi, quando decideremo di smettere di considerarlo normale?

Da bambini, da ragazzi, abbiamo sempre giocato con l'acqua nelle giornate d'estate.

Oggi , però, quelle fontane non sono più soltanto un gioco.

Stanno diventando un rifugio.

Adesso diventa difficile giocare, diventa difficile uscire per le strade. Diventa difficile non far scoppiare incendi boschivi e mantenere le riserve idriche.

Ci stiamo abituando all'anormalità,

a ciò che, fino a pochi anni fa, avremmo considerato eccezionale.

Quanto deve ancora peggiorare la situazione prima che la politica decida di comportarsi come se fosse davvero una priorità? Un po' come succede per l'inverno demografico, semplicemente non se ne parla o se ne parla troppo poco. Prendere provvedimenti seri non porta voti oppure proprio non ci sono le capacità di comprendere.

Il negazionismo oggi non è più quello di un tempo ("il clima non cambia"). È diventato più sottile: ha sempre fatto caldo; non possiamo farci niente; pensiamo prima all'economia; ci adatteremo; l'Italia, l'Europa, incidono troppo poco; è colpa dei cinesi, degli indiani.

Sono forme di rinvio, più che di negazione.

E il risultato, purtroppo, è lo stesso.

L'essere umano ha saputo immaginare, e fronteggiare, guerre mondiali, crisi finanziarie, pandemie e persino un possibile olocausto nucleare. Eppure sembra incapace di reagire a una minaccia che cresce lentamente, subdolamente, anno dopo anno.

Se ogni estate è più calda della precedente, se ogni inverno è meno freddo del precedente, se gli eventi estremi aumentano, se la scienza continua a confermare la stessa direzione da decenni, la domanda non è più se il cambiamento climatico esista. La domanda è un'altra:

Che cosa aspettiamo per considerarlo un fatto, invece che un argomento di discussione?

Perchè il clima non aspetta il tempo della politica.

Ogni volta che riguardo quella fotografia vedo due bambini felici.

Ma vedo anche una domanda che continuiamo a rimandare.

Quanto ancora ci abitueremo a un mondo che cambia, prima di decidere di cambiarlo noi?

 

V.